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Quelli che sembrano manufatturieri

Leggendo i giornali o ascoltando i dibattiti televisivi è oramai evidente come l’attenzione dedicata alla produttività del settore manifatturiero sia nettamente maggiore rispetto a quanto si scrive e discute in ambito di servizi. Ma i dati poi davvero supportano questa …

Servuctivity: quale connubio tra servizi e produttività?

Il termine produttività trae origine dalle parole ‘produzione’ e ‘prodotto’ e ha una connotazione fordista, tangibile e misurabile con valutazioni hard.

Qual è il suo corrispettivo per il servizio?

Non esiste un termine nella lingua italiana, così come non esiste …

La produttività: (nuove) istruzioni per l’uso

La ricerca della produttività sembra essere un leitmotiv di cui tanto si parla ma di cui altrettanto poco si conosce. Ancor più quando si tratta della produttività legata ad attività di servizio.

Ciò che emerge con maggior vigore è la …

Weconomy

Now We’re Thinking with Portals

C’erano una volta i manuali delle procedure aziendali. A questi monstres enciclopedici, perlopiù illeggibili, una certa cultura organizzativa smart (o “lean”, o “we”, o collaborativa – chiamiamola come si vuole) sta sostituendo strumenti sempre più leggeri e informali.

La brasiliana Semco – come abbiamo accennato sul numero 1 di Making Weconomy in fatto di auto-organizzazione – ha il suo “Manual de Sobrevivencia” a fumetti che fissa una volta per tutte (e per tutti) i valori e le modalità da condividere per lavorare bene in un’impresa che della ultra-semplificazione dei livelli gerarchici ha fatto la propria bandiera. Da pochi giorni, è trapelato in Rete un manualetto ancora più disruptive: lo “Handbook for New Employees” della software house statunitense Valve.

La struttura di Valve, visualizzata dai suoi stessi dipendenti.

La Valve ha sede in alta West Coast (non California ma Washington, dalle parti della Seattle di Amazon), conta circa 300 dipendenti ed è fautrice di alcuni dei videogiochi più innovativi degli ultimi anni (in termini di concept, non solo di tecnologia) come Half-Life e, soprattutto, Portal. La protagonista di Portal era provvista di una speciale arma che – al posto degli stra-abusati proiettili di tutti i giochi del genere – era in grado di “sparare porte” (una blu di ingresso e una gialla di uscita) attraverso le quali risolvere con l’ingegno invece che con la forza bruta i vari livelli. Un vero slittamento di senso, un altro mindset: “now you’re thinking with portals” era uno dei motti del gioco. E questo il trailer:

Tutto questo “aprire porte” è una buona metafora anche per la cultura organizzativa che traspare dall’Handbook dell’azienda, 50 paginette scritte con ironia e illustrate con gusto che si aprono con un messaggio al neo-assunto molto chiaro: “Welcome to Flatland”. Valve sostiene che:

“La gerarchia è perfetta per mantenere prevedibilità e “ripetibilità”. Semplifica la pianificazione e facilita il controllo di ampi gruppi di persone da una prospettiva top-down, ed è per questo che le organizzazioni militari vi fanno così tanto affidamento. Ma quando sei un’impresa di entertainment che ha speso gli ultimi dieci anni a cercare di assumere le persone più intelligenti, innovative e talentuose della Terra, dir loro di sedersi alla scrivania e fare ciò che gli viene detto annichilisce il 99% del loro valore. Vogliamo innovatori, e questo significa mantenere in vita un ambiente nel quale essi possano crescere. Perciò Valve è piatta (“flat”). È il nostro modo di dire che non abbiamo management, e che nessuno “riporta” a nessun altro. Abbiamo un fondatore/presidente, ma neppure lui è il tuo manager.”

"Come lavorare senza capi": pensare, condividere, fare!

Insomma: una forte radicalizzazione di certi assunti organizzativi della Weconomy, dall’appiattimento “a pancake” del tradizionale organigramma piramidale fino alla nuova idea di leadership. Certo, il testo è da prendere con le pinze (oltre che da verificare alla prova dei fatti): il manuale è abbondantemente condito da uno spirito geek che stempera (in positivo) la sloganistica e la riconduce nel più ampio quadro di una cultura digitale “open” che poco tollera la classica vita d’ufficio.

Si legge, per esempio, che alla Valve la “regola del 20%” made in Google raggiungerebbe quota 100% (ovvero, i progetti sono tutti “self-directed”), o che le scrivanie sono provviste di rotelle per consentire alle persone di fare letteralmente “swarming” aggregando ad hoc le proprie postazioni di lavoro; ma alcune riflessioni – come la valorizzazione delle persone “T-shaped” (“skillate” su uno spettro ampio e generalista ma con un’expertise profonda e definita su una singola specializzazione) o l’uso di “peer reviews”, di feedback continuo e reciproco tra pari in merito all’andamento del proprio lavoro – sono piccoli grandi accorgimenti che, con la giusta gradualità e sostenibilità, potrebbero essere condivisi e introdotti in qualunque realtà organizzativa.

Come ispirazione, come caso-studio o semplicemente come lettura divertente (si veda, tra le altre, la tavola “Metodo per lavorare senza un capo” a pagina 28…), il manuale Valve è scaricabile qui.

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Online il numero 1 di Making Weconomy!

Si è conclusa domenica 22 aprile la Milano Design Week 2012; grande successo, nell’ambito del circuito Ventura Lambrate, anche per la mostra Making Together a cura di Logotel.
Rimandando al sito dedicato makingtogether.it per quanto concerne il lato più squisitamente “di design” dell’iniziativa, ci prendiamo questo post per sottolineare il grande riscontro avuto anche dalla parentesi business della settimana, come evidenzia anche questo servizio dell’agenzia Adnkronos andato in onda sulla web tv di Virgilio.

In coincidenza con l’evento di giovedì 19 “Shaping Tomorrow”, infatti, #makingtogether è stato il terzo argomento di conversazione più “chiacchierato” in Italia su Twitter; merito del format partecipativo e dei contenuti di spessore che il DG Logotel Nicola Favini e la responsabile del progetto Cristina Favini hanno orchestrato insieme agli speaker dell’evento (fra cui i co-autori Weconomy Roberto Battaglia e Josephine Green e il DG del partner Weconomy CFMT, Michelangelo Patron).
Questi sono i video che hanno scandito le conversazioni dell’evento:

Presenti in platea, tra i tanti manager e imprenditori accorsi negli spazi Logotel, anche il “nostro” weconomist Thomas Bialas, il giornalista Emil Abirascid e il Direttore Strategie & Risorse della Divisione Corporate Intesa Sanpaolo Andrea Faragalli, rispettivamente co-editor e contributors del primo numero di Making Weconomy, i Quaderni per l’impresa collaborativa che Logotel ha presentato in esclusiva proprio nel corso dell’evento del 19 e che sono ora online free per tutti a questa pagina (cliccare qui, invece, per il download diretto delle 40 pagine di PDF).

Auto, Beta, Co: clicca per leggere il Quaderno

Il Quaderno è dedicato a 3 temi: la A di Auto-organizzazione, la B di Beta version e la C di Collaborazione, con interventi a cura di un “mix” tra firme come le 3 citate (oltre a quelle del prof. Alberto De Toni e dell’antropologo Luca Simeone) e i tanti “makers” di Logotel. “Makers” di formazione, di comunicazione, di digital innovation, di community management – in una parola, di service design – che ogni giorno collaborano alla riuscita di iniziative come la mostra Making Together, l’evento Shaping Tomorrow e questa nostra nuova collana di Quaderni.

Dallo Staff Weconomy: grazie a tutti!
(un ringraziamento anche a tutti i partner della settimana Making Together: CFMT, Intesa Sanpaolo, Samsung, Demoskopea, FWR, Adnkronos e Corriere delle Comunicazioni)

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